Fontanili e risorgive: il cuore nascosto della Pianura Padana
Un viaggio tra origine geologica, sviluppo dell’agricoltura storica lombarda e valore ecologico dei fontanili come ecosistema ricco di biodiversità
Perché scrivere un libro (DVD) sullerisorgive e fontanili, oltre al fatto che sempre sono ammirato dai fontanili e dal gorgoglio dell’acqua in particolare. Forse questa passione viene da lontano, essendo nato in una piccola casa nel verde, a Settala in provincia di Milano, casa che precedentemente era un mulino da Pila (spellava il riso), poi trasformata in unità abitativa. Attualmente è un rudere, ma è rimasta la parte esterna del manufatto idraulico (il cosiddetto incile) che reggeva la ruota del mulino e convogliava l’acqua dell’asta del fontanile che lo alimentava.
Cosa sono i fontanili
Il fontanile è un ambiente seminaturale creato dall’ingegno dell’uomo laddove l’acqua riemergeva dal terreno in modo del tutto naturale. Alla base del fenomeno dei fontanili vi è quindi quello delle risorgive naturali. Queste sono legate alla natura e alla conformazione dei substrati che caratterizzano la Pianura Padana e quindi al suo passato geologico.
Origini della Pianura Padana. Alta Pianura e Bassa Pianura
Nel corso del tempo, durante l’era Quaternaria (3 milioni di anni fa) e le successive cinque glaciazioni, i grandi fiumi provenienti dalle zone montane trasportarono ingenti quantitativi di materiali alluvionali. Questi materiali riempirono il primigenio bacino marino e formarono il livello base della pianura che noi tutti conosciamo.
Quasi nel centro è posta Milano. Tracciando una linea orizzontale passante per la città si individuano due porzioni: l’alta Pianura e la bassa Pianura. L’alta Pianura è rappresentata dalla parte più elevata dei conoidi, cioè accumuli di detriti a forma di ventaglio, costituiti da grossi ciottoli. I torrenti e i fiumi depositarono questi materiali al termine del tratto a maggior pendenza e quindi a maggior velocità, in corrispondenza dello sbocco delle valli alpine.
La bassa Pianura ha invece un’altitudine che varia tra 150 e 100 metri sul livello del mare. La Pianura Padana non è perfettamente orizzontale, come potrebbe sembrare a prima vista, ma è un piano dolcemente inclinato dalla base delle Alpi verso la valle del Po, con alcune ondulazioni nella parte occidentale.
Man mano che ci si allontana dall’alta pianura, diminuisce la granulometria (diametro) dei depositi alluvionali. Si passa così dai ciottoli e dalle ghiaie alle sabbie e alle argille.
La fascia delle risorgive
L’acqua meteorica (pioggia o neve) si infiltra facilmente negli spazi vuoti tra i ciottoli dei depositi dell’alta pianura e alimenta la falda sotterranea. Tuttavia, strati di argille impermeabili interrompono il suo percorso nel sottosuolo. Questi strati si trovano a profondità variabili, che diminuiscono gradualmente dai 70-100 metri dell’alta pianura fino a pochi metri. Nella zona di passaggio tra alta e bassa pianura, la falda risale in superficie e forma la cosiddetta fascia delle risorgive (o dei fontanili allo stato naturale), larga alcuni chilometri, che si estende in senso est-ovest da Cuneo (Piemonte) fino a Monfalcone (Friuli Venezia Giulia).
L’agricoltura e il ruolo dei fontanili
I fontanili sono stati un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura e più in generale per il progresso economico del territorio lombardo. Si deve ai monaci Cistercensi, stabilitisi nel 1135 a Chiaravalle, l’avvio dell’importante lavoro di bonifica che ha profondamente segnato l’ambiente, trasformando in terreni altamente produttivi aree un tempo paludose. L’opera dei monaci Cistercensi, e più tardi degli Umiliati, consentì di trasformare una terra di acquitrini in sede di un’agricoltura intensiva e specializzata, grazie alla creazione di una rete di rogge e fontanili per l’irrigazione estesa e grazie anche alla coltura delle marcite (vedi cap. a pag.), che proprio sfruttando l’acqua dei fontanili permetteva continui cicli di produzione senza soste stagionali, garantendo l’ininterrotta produzione di foraggio fresco per gli allevamenti bovini.
Caratteristiche delle acque e valore produttivo
L’importante ruolo assunto da queste particolari risorgive dipese soprattutto dalle caratteristiche delle loro acque: il flusso era complessivamente regolare; la temperatura pressoché costante durante tutto l’anno; la qualità ottima sia dal punto di vista organolettico che da quello chimico-fisico.
Evoluzione economica tra XVII e XX secolo
Nel periodo compreso tra il 1600 e l’inizio del 1900, l’aumento di capitale ottenuto dal proficuo uso dei fontanili, dalla coltivazione delle risaie, così come da quelle delle marcite e dei prati irrigui, spinse l’azienda agricola ad incrementare sempre più la dimensione della proprietà; conseguentemente sorse la necessità di avere una struttura piramidale di tipo aziendale tra le persone che vivevano e lavoravano in agricoltura.
All’apice di questa struttura sociale stava il Padrun (Proprietario), poi via via a scendere si passava al Fitaul (colui che affittava le proprietà… il vero Imprenditore), al Fatur (Fattore) e ad una miriade di salariati: il Casé (Casaro), il Bergamin (Mungitore), il Campé (Camparo), il Fré (Fabbro), il Masnant (Mugnaio), ecc…
Declino dei fontanili e trasformazioni recenti
Purtroppo l’avanzata del processo d’industrializzazione di fine Ottocento e, soprattutto, del Novecento, ha fatto modificare anche il settore agricolo; i fontanili sono andati decadendo a causa di vari fattori tra cui rivestono una particolare importanza:
-l’impermeabilizzazione dei suoli che ha notevolmente ridotto l’apporto delle acque meteoriche alla falda freatica;
-l’enorme prelievo di acque sotterranee per alimentare la crescente industrializzazione ed urbanizzazione;
-l’abbandono dei tradizionali metodi di coltura e soprattutto delle marcite;
A partire però dagli anni ’90 con la chiusura dei grandi insediamenti industriali si è assistito ad un innalzamento della falda freatica, il che ha comportato che molte amministrazioni, tra cui la Provincia di Milano, hanno cominciato a riconsiderare il ruolo dei fontanili favorendone ove possibile il loro ripristino ed emanando norme a loro tutela.
Fontanili e religione
Nel Basso Medio Evo, la limpidezza e la purezza delle acque dei fontanili portò molti ordini religiosi ad edificare chiese, abbazie e santuari in prossimità di grosse risorgive, come luoghi suggestivi per il raccoglimento e la meditazione. La trasparenza, la freschezza e il soave gorgoglio delle acque che emergono dal sottosuolo, la vegetazione lussureggiante presente in questi ambienti e l’abbondanza di pesci considerati dall’uomo come un dono divino concesso per il suo mantenimento terreno. Tutto questo, nel corso del tempo, portò a definire il Basso Milanese non solo “Giardino d’Europa”, ma anche “Giardino della Cristianità”.
Struttura e funzione
Il fontanile è essenzialmente articolato in due parti: la testa (o capofonte) e l’asta. La testa, che consiste in un’escavazione di forma tondeggiante più o meno allungata da cui sgorgano le polle di acqua sorgiva (dette anche “occhi”), rappresenta la parte più importante. Un tempo gli uomini la realizzavano attraverso lo scavo di buche di varia dimensione e profondità, nei punti in cui si trovava un’area di risorgive naturali. Si passa da teste di fontanili molto grandi (perimetro di 300 metri) a fontanili con teste minuscole (perimetro di soli 12 metri). Ciò che incuriosisce più di tutto è però la variabilità delle forme: si riscontrano teste rotonde, triangolari, ovali, quadrate, rettangolari o più o meno allungate, a forma di T.
L’asta e il deflusso delle acque
L’acqua accumulata nella testa si avvia verso un canale di deflusso chiamato “asta” (oppure “collo” o “cavo” del fontanile). Essendo la pendenza dell’asta inferiore rispetto a quella dei terreni circostanti, l’acqua che vi scorre guadagna progressivamente quota fino ad arrivare al piano campagna e poter essere utilizzata per l’irrigazione dei terreni agricoli.
Per lungo tempo sul fondo dell’alveo non fu mai posta alcuna struttura per aumentare la fuoriuscita delle acque, cosicché queste emergevano naturalmente attraverso il cosiddetto fenomeno del “ribollio delle acque”.
Evoluzione delle tecniche di captazione
Intorno al XVIII secolo si iniziò ad inserire sul fondo ghiaioso dei tini di legno di rovere senza fondo, alti da due a tre metri, che venivano fatti sprofondare utilizzando pesanti mazze di ferro, estraendo poi la sabbia e la ghiaia dal loro interno.
Negli ultimi anni del XIX secolo i tini di legno furono sostituiti da altri in cemento che a loro volta vennero presto rimpiazzati da tubi di ferro con diametro di circa 10-15 cm, ancor oggi utilizzati, impiantati nel fondo ghiaioso dell’alveo fino a raggiungere 8-10 metri di profondità.
Argini, funzioni e caratteristiche ambientali
Un ulteriore importante elemento che caratterizza i fontanili sono gli argini. Questi si possono presentare estremamente diversificati, infatti possono essere più o meno colonizzati dalla vegetazione erbacea, arbustiva ed arborea. Nel contempo possono essere caratterizzati da una diversa granulometria del materiale che ne costituisce l’ossatura, da una differente inclinazione e da un’assenza o da una presenza di strutture artificiali per controllarne la franosità.
Un tempo, nel caso di dislivello più accentuato, si utilizzava l’acqua come forza motrice per alimentare mulini e segherie.
Temperatura e comportamento delle acque
L’acqua che fuoriesce dai fontanili presenta una temperatura costante durante tutto l’arco dell’anno, compresa fra i 14–16 °C in primavera/estate e 16–18 °C in autunno/inverno.
Questo fenomeno si verifica perché le acque sotterranee si trovano isolate dall’ambiente esterno da potenti spessori di suolo. Tale condizione non permette uno scambio termico veloce. Pertanto l’accumulo di calore estivo viene disperso dalle acque lentamente nel corso dell’inverno e viceversa.
Cura dei fontanili
Come tutte le opere dell’uomo anche i fontanili necessitano di una costante e periodica opera di manutenzione. Diversamente, il continuo trasporto di argilla da parte delle acque e l’abbondante vegetazione acquatica farebbero evolvere naturalmente il fontanile verso lo stadio di palude, poi poco alla volta in un prato ed infine in un bosco umido dominato da ontani e salici.
È necessario quindi, al fine di mantenere la capacità drenante, provvedere a periodiche opere di spurgo, consistenti nella pulitura dell’alveo fino a raggiungere lo strato di ghiaia e sabbia, mediante asportazione del materiale terroso e dei detriti vegetali trasportati sul fondo della testa e dell’asta, e di asportazione della vegetazione acquatica e ripale che ostacola il deflusso delle acque.
Se fino a qualche anno fa la manutenzione veniva effettuata a mano con pale e badili dal “camparo”, oggigiorno le operazioni di spurgo vengono eseguite con mezzi meccanici, i cosiddetti “ragni” che attraverso un sistema di ganasce asportano il materiale accumulato.
Per quanto riguarda invece lo spurgo dei tubi viene usata dell’aria compressa che inserita nel foro a pressioni elevate consente di asportare il materiale in eccesso.
Già Leonardo da Vinci a proposito di manutenzione dei fontanili scriveva: «A li fontanili si debbe segare spesse volte le sue erbe, acciò che l’acqua sia veduta chiara colli lor fondi ghiaiosi, e sol si lasci erbe atte al nutrimento dé pesci, come crescioni e simili altre erbe. Li pesci debbono essere di quelli che non intorbidino le acque, cioè non vi si metta anguille, né tinche, né ancora lucci, perché distruggan li altri pesci».
E ancora: «Il salvatico asino quando va alla fonte per bere e truova l’acqua intorbidata, non arà mai sì gran sete che non s’astenga di bere e aspetti ch’essa acqua si rischiari».
Ecologia del fontanile
Dal punto di vista ecologico i fontanili devono essere considerati dei veri e propri esempi di biodiversità, dato che rappresentano uno degli ultimi habitat rifugio per molte specie vegetali e animali.
In alcuni casi i fontanili sono accompagnati da uno spazio boscato ben strutturato: nello strato arboreo si trovano specie caratteristiche della pianura padana, come la Farnia (Quercus robur), l’Olmo (Ulmus minor), l’Acero campestre (Acer campestre), il Pioppo nero (Populus nigra), l’Ontano nero (Alnus glutinosa) e il Salice bianco (Salix alba), il Carpino bianco (Carpinus betulus), il Ciliegio selvatico (Prunus avium).
Molto ricco è anche lo strato arbustivo, costituito da specie comuni come: Sambuco nero (Sambucus nigra), Sanguinello (Cornus sanguinea), Biancospino (Crataegus mongyna), Nocciolo (Corylus avellana) e Prugnolo (Prunus spinosa).
Non mancano le piante acquatiche, come la lenticchia, il ranuncolo, la veronica, la menta d’acqua.
La fauna presenta insetti come libellule e coleotteri, sanguisughe, invertebrati e molluschi. E poi anfibi come rane, raganelle, rospi; pesci come carpe, tinche, ghiozzi e anguille.
L’avifauna è ben rappresentata da specie legate sia all’ambiente acquatico che a quello della boscaglia e della siepe: il martin pescatore, il picchio rosso, il germano reale, la gallinella d’acqua e la folaga, l’usignolo, il lucherino, il fringuello, la cinciallegra, la capinera, il cuculo, il picchio verde e il merlo.
Funzione paesaggistica-ricreativa
Non solo gli animali, anche l’uomo ha bisogno sempre più di ambienti naturali o seminaturali in cui svagarsi, costretto com’è a vivere in luoghi degradati o poco salubri. Proprio perché vicino a casa, il fontanile è un luogo prezioso che permette di rilassarsi osservando la natura, come scrisseVirgilio(Bucolica 1): «O fortunato vecchio qui tra i noti fiumi e le sacre fonti ti godrai il fresco delle dense ombre». Il solo accesso alla vista dell’acqua trasparente ed il rumore generato dal suo movimento sono in grado di attrarre l’attenzione del visitatore, generare un senso di isolamento dall’ambiente circostante per rendere grazie a Dio, comeSan Francesco d’Assisinel Cantico delle Creature del XIII secolo: «Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta».