«Autonomia energetica entro dieci anni, con nucleare e rinnovabili»
A Milano il convegno promosso dall’Ordine degli Ingegneri: l’assessore Sertori traccia la strada per affrancare l’Italia dalle importazioni
L’autonomia energeticadell’Italia entro un orizzonte di dieci anni: è questa la prospettiva al centro del convegno“Politica energetica nazionale e regionale – il nucleare come parte del futuro?”che si è tenuto aPalazzo Lombardia, promosso in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri. Un traguardo da raggiungere attraverso un mix equilibrato tranucleare di nuova generazioneefonti rinnovabili, riducendo al minimo la dipendenza dalle importazioni. A tracciare la strada è stato l’assessore regionale a Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica,Massimo Sertori, che ha messo sul tavolo numeri e proposte concrete per cambiare passo sullapolitica energetica nazionale.
A portare la posizione della Regione è stato l’assessore a Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica,Massimo Sertori, che ha tracciato una visione chiara su dove dovrebbe andare la politica energetica del Paese nei prossimi anni.
Nucleare e rinnovabili: la ricetta per il futuro
La strada verso l’autonomia energeticapassa, secondoSertori, da un mix preciso tranucleareefonti rinnovabili. Una critica implicita all’attuale sistema nazionale, che lascia troppo spazio all’importazione.«Occorre dare nuovo impulso alla politica energetica nazionale: la prospettiva di medio-lungo termine deve prevedere una parte stabile di energia fornita dal nucleare di nuova generazione che sarà disponibile nei prossimi anni, mentre un’altra parte importante deve riguardarel’energia ottenuta da fonti rinnovabili».
I numeri attuali parlano da soli:il 42% del fabbisogno energetico nazionale viene coperto da fonti rinnovabili, altrettanto dal gas, mentre il16% viene importato. Una dipendenza dall’estero che, nel contesto geopolitico attuale, pesa sempre di più. Da segnalare che, tra le rinnovabili, l’idroelettricooccupa un posto speciale: è l’unica fonte programmabile, e da solo genera circa il 40% della produzione rinnovabile nazionale.
La Regione Lombardia chiede al Governo di muoversi in fretta per liberare investimenti nel settore e accelerare il percorso verso la pienaautonomia energetica. In particolare,Sertoriha rilanciato la proposta della cosiddetta«quarta via», un’opzione aggiuntiva rispetto alle tre già previste dalla normativa vigente.
Estrarre più gas in Italia: si può e si deve
Tappa obbligata nel percorso verso l’autonomia energeticaè anche il rilancio dell’estrazione nazionale di gas. Oggi l’Italia produce circa3 miliardi di metri cubi, a fronte di un fabbisogno totale di circa62 miliardi. Una quota minima, che secondoSertoripotrebbe raddoppiare in tempi relativamente brevi:«Considerando che la transizione energetica sarà gestita con l’utilizzo prevalente del gas, è necessario rivedere la posizione dell’Italia relativa all’estrazione, che oggi si quantifica in circa 3 miliardi di metri cubi, ma che potrebbe raddoppiare con tempi relativamente brevi e quindi arrivare a coprire il 10% del fabbisogno totale».
Portare l’estrazione domestica al10% del fabbisogno nazionalesignificherebbe ridurre in modo significativo la dipendenza dalle importazioni, abbassare i costi e avvicinarsi concretamente a quell’obiettivo diautonomia energeticatranucleare,rinnovabilie produzione domestica di gas che la Lombardia indica come traguardo strategico per il Paese.
Un momento straordinario che richiede risposte straordinarie
La cornice geopolitica che fa da sfondo al convegno è quella di un mondo in rapido cambiamento, con equilibri che si stanno ridisegnando.Sertorinon usa mezzi termini:«Stiamo vivendo un periodo straordinario che ci consegnerà degli equilibri geopolitici inediti. Per questo dobbiamo attuare delle politiche appunto straordinarie che possano mettere al sicuro il nostro Paese e quindi acquisire maggior forza e autorevolezza nei confronti dell’Europa e degli altri continenti».
Un appello alla politica nazionale perché esca dalla logica dell’ordinaria amministrazione e affrontila questione energeticacon la stessa urgenza con cui si affrontano le crisi. La Lombardia, da parte sua, dice di essere pronta. Ora aspetta risposte da Roma.
