Masterplan per la rete del castagno: i Comuni si muovono, Roma resta ferma
A Cuneo i Comuni si alleano per salvare i castagneti, mentre il Ministero dell’Agricoltura tiene fermo da anni il Piano di settore.Uncemrilancia il Masterplan e chiede risposte a Roma.
C’è chi si rimbocca le maniche e chi aspetta. Da una parte i Comuni del Cuneese, che si sono messi insieme per difendere e rilanciare i castagneti. Dall’altra ilMinistero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare(MASAF), che da anni tiene nel cassetto il Piano di settore per il castagno. Un’attesa che non si può più giustificare.
Il Masterplan per il castagno: dieci anni di lavoro che meritano risposte
Sono passati dieci anni dal lancio delMasterplan Castagno. Un documento, una visione, un progetto concreto costruito pezzo per pezzo. OggiRoberto Colombero, Presidente diUncem Piemonte, lo rilancia con forza. L’obiettivo è chiaro: portare nuove risorse su potature, valorizzazione dei castagneti e promozione del prodotto, dove ce ne sia a sufficienza. Senza illusioni, senza millantare produzioni troppo residuali.
Il lavoro fatto finora è solido.Uncemha sempre valorizzato ilCentro di Castanicoltura di Chiusa di Pesio, eccellenza nazionale costruita negli anni grazie all’impegno diUgo BoccaccieLido Riba. Un trampolino, oggi, per nuove azioni condivise con Regioni, Comunità montane, Unioni montane di Comuni, GAL e imprese.
Il tema non riguarda solo il Piemonte. La filiera del castagno èdeterminante per le Alpi, per gli Appennini, per tutta la montagna italiana. Non esistono altre filiere così complete. Frutto, legno, servizi ecosistemici: tre pilastri che reggono un intero sistema economico e ambientale.
L’abbandono dei castagneti è una bomba a orologeria
Il problema vero ha un nome preciso: abbandono. E le conseguenze non sono solo economiche. Il protrarsi di questo abbandonorischia di compromettere la stabilità dei versantie, di conseguenza, l’assetto idrogeologico di intere aree montane. Una bomba a orologeria che si disinnesca solo con politiche attive, risorse adeguate e una regia nazionale che oggi manca.
Regioni come Toscana, Piemonte e Campania hanno già fatto passi avanti importanti. Ma non basta.«Dobbiamo fare di più», dice chiaroMarco Bussone, Presidente nazionale Uncem.«Dobbiamo aumentare gli sforzi, usare bene le risorse europee disponibili, lavorare con gli Enti locali». Bussone sta lavorando a stretto contatto con i docenti dell’Università di TorinoGabriella MellanioeGabriele Loris Beccaro, due dei principali esperti nazionali del settore.
La frase che fa riflettere: siamo ancora lì
Il 24 ottobre 2014,Paolo Peironescriveva sulla Stampa:«Castagno, simbolo vivente della biodiversità italiana. Ma spesso non siamo capaci di difenderla e di valorizzarla». Erano parole forti, allora. Oggi suonano come una profezia.
«Siamo ancora lì, anche se alcuni processi sono stati attivati», commenta Roberto Colombero. Che con Uncem Piemonte e ilDISAFAha curato i progettiCastagnoPiemonteeReaction, finanziati dal PSR regionale. Due esempi concreti di cosa si può fare quando la volontà c’è. Tra i risultati: la possibilità di eliminare i residui di potatura e gestione dei castagneti senza bruciarli. Un dettaglio tecnico che vale molto, in termini di sostenibilità.
Il Masterplan per il castagno e l’alleanza con l’Associazione Città del Castagno
Il rilancio del Masterplan passa anche da un fronte nazionale più ampio. Uncem sta cercando alleati e ha già aperto il confronto con l’Associazione Città del Castagno. L’obiettivo è costruire una rete che faccia pressione sul Ministero e acceleri l’approvazione del Piano castanicolo nazionale.
Perché il MASAF ha questo piano sul tavolo da anni. E non lo approva. Una lacuna che pesa, concretamente, su chi lavora in montagna, su chi gestisce i boschi, su chi vorrebbe investire in una filiera che ha tutto per crescere ma manca di una cornice normativa e strategica nazionale.
La mobilitazione politica e istituzionale dei Comuni del Cuneese va esattamente in questa direzione.Fare rete dal basso per costringere chi sta in alto a muoversi. Un modello che Uncem conosce bene e che, in questo caso, potrebbe davvero fare la differenza.
Cosa serve adesso: risorse, regia e coraggio
Il quadro è chiaro. Servono risorse economiche adeguate per potature, rimboschimento e valorizzazione del prodotto. Serve una regia nazionale che oggi manca. Servono i fondi europei, usati bene e indirizzati con intelligenza. E serve coraggio politico per approvare finalmente un Piano castanicolo che aspetta da troppo tempo.
La filiera del castagno non è un lusso. Èun presidio ambientale, culturale ed economicoper la montagna italiana. Ignorarla significa lasciare che interi versanti tornino al bosco abbandonato, con tutti i rischi che questo comporta. Il Masterplan esiste. Il lavoro è stato fatto. Ora tocca a Roma.
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