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    Foca monaca in Adriatico: a Numana una statua celebra il grande ritorno

    Foca monaca in Adriatico: a Numana una statua celebra il grande ritorno

    La foca monaca è tornata in Adriatico e qualcuno ha voluto celebrarlo in pietra basaltina. A Numana è stata inaugurata una statua dedicata a questa specie rarissima, simbolo di un mare che, lentamente, sta guarendo.

    Inaugurata venerdì 26 giugno ore 18:00 presso la banchina nord del Porto di Numana (AN) la statua raffigurante una femmina di foca monaca con il suo cucciolo.Ilritorno della foca monacain Adriatico non è più solo un fatto scientifico da annotare su un rapporto. Adesso ha anche una forma, un peso, un volto scolpito nella pietra. ANumana, piccolo comune marchigiano affacciato sul Conero, è stata inaugurata una statua in pietra basaltina che raffigura una femmina di foca monaca con il suo cucciolo. Un’opera che racconta, meglio di mille comunicati stampa, quanto questo evento sia straordinario per il Mediterraneo intero.

    La foca monaca torna in Adriatico: una visita che nessuno si aspettava

    Tutto è cominciato durante le feste natalizie del 2025. Un giovane esemplare di foca monaca ha iniziato ad apparire ripetutamente sulla spiaggia davanti al porticciolo di Numana. Non una volta sola, per sbaglio. Più volte, quasi avesse scelto quel posto. I residenti lo hanno osservato con stupore misto a incredulità: la foca monaca è una delle specie marine più rare al mondo, e vederla riposare tranquilla su una spiaggia adriatica sembrava quasi impossibile.

    Prima di arrivare a Numana, lo stesso animale era stato avvistato aRavenna, sulla spiaggia diJesoloe nella laguna diVenezia. Un viaggio lungo la costa dell’alto Adriatico che ha lasciato fotografie, testimonianze e moltissime domande.

    La risposta più plausibile è che si trattasse di un giovane maschio in cerca di un posto tranquillo dove completare la muta del pelame. Un processo delicato che costringe le foche a stare fuori dall’acqua per molte ore consecutive, in uno stato che assomiglia al letargo. Autunno e inverno sono i mesi più critici: le foche sono impegnate nell’attività riproduttiva e hanno bisogno di silenzio, riparo, tranquillità. Proprio quello che, fortunatamente, hanno trovato sulle coste del Conero.

    La statua e il progetto Life Adapts

    Emanuele Coppola, presidente dell’Associazione Gruppo Foca Monaca APSe il sindaco di NumanaGianluigi Tombolini(Foto dalla pagina Facebook del Comune di Numana)

    L’inaugurazione dell’opera si è svolta nel pomeriggio, alla presenza del sindacoGianluigi Tombolinie diEmanuele Coppola, presidente dell’Associazione Gruppo Foca Monaca APS. È stata proprio l’Associazione a proporre e donare la statua al Comune di Numana. A scolpirla è statoGiulio Cosimi Bagada, con la pietra basaltina come materiale scelto per durare nel tempo e resistere al vento di mare.

    Quella di Numana non è un’opera isolata. L’Associazione ha già installato statue simili in numerose comunità costiere del Mediterraneo, a partire dal 2009, quando la prima venne posizionata sull’isola diMarettimo, al largo della Sicilia occidentale. Ogni statua è un atto simbolico: dice a chi vive in quel luogo che quella costa è importante, che la foca monaca ci è passata e che vale la pena proteggerla.

    Coppola ha spiegato con chiarezza il senso del gesto:«Questo evento è segno di un generale miglioramento delle condizioni di vita di questa specie classificata tra le più rare al mondo e certamente il simbolo più prezioso e significativo della fauna marina mediterranea. Come associazione, impegnata da decenni, insieme al WWF Italia, nello studio e nella tutela di questo animale che sembrava inesorabilmente destinato all’estinzione, vogliamo offrire un segno tangibile del nostro apprezzamento per come la comunità di Numana abbia accolto l’inattesa visita di un esemplare di foca monaca lo scorso mese di dicembre».

    La statua è parte del più ampio progettoLife Adapts, che punta a monitorare e favorire il ritorno della foca monaca nei suoi antichi areali mediterranei. Un lavoro che dura da decenni e che comincia, finalmente, a dare frutti visibili.

    Il ritorno della foca monaca: un segnale per tutto il Mediterraneo

    Per capire quanto sia eccezionale questa notizia, bisogna partire da un dato: la foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) è una delle specie di mammiferi marini più a rischio del pianeta. Cacciata per secoli, disturbata dalla pressione turistica, schiacciata tra reti da pesca e coste sempre più frequentate, era praticamente scomparsa da gran parte del Mediterraneo occidentale e dall’Adriatico.

    Negli ultimi vent’anni, però, qualcosa è cambiato. Il Gruppo Foca Monaca ha registrato decine di osservazioni lungo le coste adriatiche, finora classificate come visite sporadiche di giovani individui in esplorazione. Adesso quelle visite si stanno moltiplicando. E il fatto che un esemplare abbia scelto di tornare più volte sulle stesse spiagge suggerisce qualcosa di più di una semplice casualità.

    Il mare Adriatico, per chi vive in Lombardia, potrebbe sembrare lontano. Ma non lo è. Le acque di quel mare dipendono anche da come gestiamo i fiumi che vi sfociano, da come trattiamo le coste, da quanto siamo disposti a rinunciare a qualcosa per lasciare spazio alla natura. Sul tema del rapporto tra fauna selvatica e territorio, vale la pena leggereFauna selvatica, Cia: serve il buon senso per chiudere la riforma della legge 157/92, che affronta le stesse tensioni tra protezione degli animali e uso del territorio.

    Foca monaca: cosa succede adesso e perché conta anche per noi

    La domanda concreta è: rivedremo la foca monaca sulle coste del Conero? Le speranze ci sono. Ma dipende da come le comunità costiere risponderanno a eventuali nuovi avvistamenti.La foca monaca è un animale che cerca pace. Se la trova, torna. Se viene disturbata, fugge e difficilmente si fa rivedere.

    Il messaggio dell’Associazione Gruppo Foca Monaca è chiaro: quando questi animali si affacciano sulle spiagge, bisogna osservarli da lontano, non avvicinarsi, non fare rumore, non pubblicare la posizione esatta sui social. La curiosità può diventare il peggior nemico di un recupero che dura da decenni.

    La statua di Numana serve anche a questo. Ricorda ai residenti e ai turisti che quella spiaggia, in certi momenti dell’anno, potrebbe diventare un rifugio per uno degli animali più rari del Mediterraneo. E che quel privilegio va meritato e difeso.

    Nel frattempo, chi si occupa di biodiversità e tutela degli ecosistemi guarda con attenzione anche a iniziative come quella documentata da Giorgio Bianchini e il WWF Sud Milano: la biodiversità come patrimonio da difendere, che testimonia come anche nel cuore della Lombardia urbanizzata ci sia chi lavora per tenere in vita questo patrimonio naturale.

    Una specie che sembrava perduta, e invece

    C’è qualcosa di commovente in questa storia. Una specie che cinquant’anni fa sembrava condannata, che gli esperti consideravano destinata a scomparire entro fine secolo, e che invece sta lentamente tornando. Non per magia. Per il lavoro silenzioso di associazioni, ricercatori, volontari. Per le leggi di protezione europee. Per il miglioramento della qualità delle acque in alcune aree del Mediterraneo.

    Il ritorno della foca monaca è una storia di speranza. Non è ancora una storia a lieto fine, perché la specie resta vulnerabilissima e i numeri globali sono ancora bassissimi. Ma è una storia che vale la pena raccontare. Anche in Lombardia, anche da qui, perché il Mediterraneo è di tutti e la sua salute dipende da scelte che si fanno ogni giorno, ovunque.

    La statua di pietra basaltina sul lungomare di Numana resterà lì per anni, a ricordare che in un dicembre del 2025, qualcosa di straordinario è successo su quella spiaggia. Una foca si è fermata. Ha riposato. E poi è tornata in mare.

    #focamonaca #Adriatico #Numana #LifeAdapts #WWF #biodiversità #Mediterraneo #faunamarina #specieminacciate #tutelaambientale

    Walter Ferrari - Blog di Ecocultura
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