La strada Pandina: 18 chilometri di storia tra Melegnano e Pandino
Un percorso medievale voluto da Bernabò Visconti che ancora oggi attraversa la nostra pianura
Due castelli, un uomo e una strada tutta diritta
Ci sono strade che non nascono per caso. Lastrada Pandinaè una di quelle: un tracciato lungo circa18 chilometri, dritto come un fuso, che collega il castello diMelegnanoa quello diPandinopassando per la pianura lombarda. La volleBernabò Visconti, signore di questa zona tra il 1350 e il 1370, e la fece costruire con uno scopo preciso: spostarsi in fretta tra i suoi due castelli preferiti. Non per ragioni militari, intendiamoci. Bernabò aveva una passione quasi ossessiva per la caccia, e lungo l’Adda, nel territorio di Spino, possedeva una riserva che amava frequentare. La strada Pandina era, in parole povere, il suo percorso preferito per raggiungere i boschi e i suoi «numerosissimi cani», custoditi dai contadini locali.
Un signore medievale con il pallino dei castelli (e della caccia)
ABernabò Viscontisi devono anche altri castelli sparsi nel territorio:Desio, Senago e Cusago. Nessuno di questi fu edificato in posizione strategica dal punto di vista militare, il che ha portato diversi storici a concludere che fosseroresidenze di piacere, luoghi di ritiro e svago più che fortezze belliche. Fra tutte le sue proprietà, però,Pandino e Melegnanoerano quelle che frequentava di più, come testimoniano le numerose lettere scritte dalle sue varie dimore. Non stupisce quindi che abbia voluto una strada comoda, rapida e — dettaglio tutt’altro che banale per il Trecento —completamente rettilinea. Un’opera di ingegneria viaria che ancora oggi, a quasi settecento anni di distanza, mantiene sostanzialmente lo stesso tracciato originale. Un pezzo di storia che attraversa il nostro territorio senza che molti lo sappiano.
Cosa rimane oggi della strada Pandina
Lastrada Pandinaè ancora in gran parte percorribile. Nelle province di Milano e Lodi coincide con lastrada provinciale 138, mentre nel tratto finale verso Pandino il tracciato diventa in parte sterrato. L’unico punto di interruzione è l’attraversamento dell’Adda: non si sa con certezza se in origine ci fosse un ponte di barche o se si passasse a guado. Una carta del Lodigiano del1709riporta ancora il percorso completo, con l’indicazione di un ponte a Villa Pompeiana. Dopo la morte di Bernabò nel 1385 — arrestato dal nipoteGian Galeazzoe morto prigioniero nel castello di Trezzo — i due castelli cambiarono proprietà più volte e la strada perse importanza. Ma il segno che lasciò sul territorio è rimasto, silenzioso e resistente, fino ai giorni nostri.
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