Trump cancella le tutele sugli habitat: a rischio 50 anni di protezione della fauna selvatica
La storica legge americana che protegge le specie a rischio di estinzione viene svuotata dall’amministrazione Trump. Una scelta che preoccupa anche gli ambientalisti europei e lombardi: quando si distrugge un habitat, si distrugge una specie.
Letutele della fauna selvaticanegli Stati Uniti stanno per subire il colpo più duro degli ultimi cinquant’anni.Donald Trumpha messo nel mirino una delle norme cardine dell’Endangered Species Act(ESA), la legge federale del 1973 che ha salvato dall’estinzione specie iconiche come l’aquila calva, il condor della California e l’alligatore americano. Il bersaglio, stavolta, è sottile ma devastante: la definizione di “danno” a un animale protetto.
Cosa cambia nelle tutele della fauna selvatica americane
Tutto ruota attorno a una sola parola inglese:«harm», cioè danno. Per oltre mezzo secolo, quella parola ha significato non solo colpire fisicamente un animale protetto, ma anchedistruggere o degradare il suo habitat naturale. Niente cibo, niente rifugio, niente possibilità di riprodursi: anche questo, secondo l’interpretazione vigente dal 1973, era considerato un danno.
Una lettura confermata perfino dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1995. Una certezza giuridica solida come la roccia. Fino ad ora.
IlDipartimento degli Internie ilDipartimento del Commercioamericani hanno adottato una nuova norma che cambia questa interpretazione. Da oggi in poi, distruggere un habitat o radere al suolo un nido non sarà più automaticamente una violazione dell’ESA, a meno che non comporti un contatto fisico diretto con l’animale. In pratica: abbatti la foresta dove vive l’orso, ma se l’orso non è lì nel momento esatto, non hai fatto niente di illegale.
Il risultato? Compagnie petrolifere, industrie minerarie, grandi aziende agricole e colossi immobiliari avranno molto più spazio per operare in zone fino a ieri considerate off-limits per proteggere le specie a rischio.
Un colpo alla biodiversità che va ben oltre i confini americani
Qualcuno potrebbe pensare: ma cosa c’entra con noi? C’entra, eccome. La crisi dellabiodiversità globalenon conosce confini. Quando una delle superpotenze mondiali decide di alleggerire le proprie tutele ambientali, l’onda d’urto arriva ovunque, nelle politiche internazionali, nei trattati, nei mercati.
E in Lombardia lo sappiamo bene. La nostra regione è da anni in prima linea sul tema della convivenza tra attività umane e specie selvatiche. Lo abbiamo raccontato su queste pagine seguendo da vicino il caso deilupi in Lombardia: crescono i branchi ma le misure di prevenzione funzionano: un equilibrio difficile, costruito con anni di lavoro, che dimostra come tutela della fauna e attività umane possano convivere. Ma quell’equilibrio richiede impegno costante, non deregulation.
La perdita di habitat è oggi laprima causa di estinzione delle specie animalinel mondo. Non il bracconaggio, non l’inquinamento diretto: la sparizione degli spazi naturali. Quando si abbatte una foresta tropicale, quando si prosciuga una zona umida, quando si cementifica una pianura, si condanna a morte lenta intere popolazioni animali. Senza sparare un solo colpo.
Le tutele della fauna selvatica nel mirino delle lobby fossili
Dietro la modifica normativa si intravedono chiaramente gli interessi di chi ha più da guadagnare. Le compagnie deicombustibili fossilichiedono da anni di poter accedere a territori finora protetti. Il settore minerario preme per nuove concessioni in aree considerate critiche per la sopravvivenza di specie a rischio. Gli operatori immobiliari vogliono costruire dove la natura aveva ancora spazio.
La nuova regola non li autorizza esplicitamente a fare tutto questo. Ma toglie uno degli ostacoli legali più efficaci che li bloccava. È la differenza tra avere un lucchetto sulla porta e avere la porta socchiusa.
Gli esperti di diritto ambientale sono chiari:il cambiamento potrebbe aprire la strada a decine di progettifinora bloccati proprio grazie all’interpretazione estensiva del termine “harm”. Progetti in zone umide, in foreste, in praterie, in aree costiere. Ovunque ci siano risorse da sfruttare e specie protette che cercano di sopravvivere.
Earthjustice e gli ambientalisti pronti alla battaglia legale
La risposta della società civile americana non si è fatta attendere.Earthjustice, una delle più importanti organizzazioni legali impegnate nella difesa dell’ambiente negli Stati Uniti, ha già annunciato battaglia. I ricorsi legali sono in preparazione e la partita si giocherà nelle aule dei tribunali federali.
Non è la prima volta che le politiche ambientali dell’amministrazione Trump finiscono sotto processo. Ma ogni battaglia legale richiede tempo, e nel frattempo gli habitat continuano a essere distrutti.
La questione non è solo americana.L’Unione Europea ha scelto una strada diversa, rafforzando negli ultimi anni le proprie normative sulla biodiversità. La Nature Restoration Law, approvata nel 2024, va esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto sta facendo Washington: più tutele, più habitat protetti, più spazio per la natura.
Perché questa storia riguarda anche noi, qui in Lombardia
Chi segue walterferrari.it sa che parliamo spesso di fauna, di paesaggio, di territori lombardi da difendere. Non è solo passione naturalistica. È la consapevolezza chela natura è un sistema, e che ogni pezzo tolto indebolisce l’intero edificio.
Pensiamo alle zone umide della bassa lombarda, ai boschi della Valtellina, alle praterie alpine. Sono ecosistemi fragili, sotto pressione crescente. Le specie che li abitano sopravvivono perché esistono regole che proteggono i loro spazi, non solo i loro corpi.
Quello che succede in America ci dice qualcosa di importante:le tutele ambientali non sono mai definitivamente conquistate. Si costruiscono in decenni di battaglie scientifiche, politiche, legali. E possono essere smontate in pochi mesi, con un cambio di amministrazione e la firma su un regolamento.
Il tema dei legami tra economia e territorio è centrale anche nel dibattito lombardo: lo sviluppo economico e la tutela degli ecosistemi non sono necessariamente in contraddizione, ma vanno bilanciati con grande attenzione, e le scelte fatte oggi determinano cosa troveremo domani.
Il paradosso di una legge nata per proteggere e ora svuotata dall’interno
C’è qualcosa di particolarmente amaro in questa vicenda. L’Endangered Species Actera considerata, a ragione, una delle leggi ambientali più efficaci mai approvate al mondo. In cinquant’anni ha contribuito a salvare dall’estinzione decine di specie, molte delle quali oggi sono tornate a popolare habitat che sembravano perduti per sempre.
L’aquila calva, simbolo degli Stati Uniti, era quasi scomparsa negli anni Settanta. Oggi è tornata a volare sopra fiumi e laghi americani. Merito di quella legge, merito di quelle tutele.
Ora si rischia disvuotare quella legge dall’interno, senza abrogarla formalmente, ma cambiandone l’anima. Tecnicamente l’ESA è ancora in vigore. Ma se non protegge più gli habitat, protegge solo i singoli individui mentre la loro specie muore lentamente, un bosco abbattuto alla volta.
È un paradosso crudele. E non è l’unico. Perché nel momento in cui la crisi climatica sta già modificando e riducendo gli habitat naturali in tutto il mondo, si sceglie di rimuovere le poche protezioni legali che ne frenano ulteriore distruzione.
Cosa possiamo fare noi
La domanda finale è sempre la stessa:cosa possiamo fare, da qui, da questa parte dell’oceano? Più di quanto pensiamo.
Sostenere le organizzazioni ambientaliste che combattono nelle aule dei tribunali. Tenere alta l’attenzione pubblica su questi temi. Chiedere ai nostri rappresentanti politici, in Regione come a Bruxelles, di non seguire la stessa strada. Difendere le normative europee sulla biodiversità ogni volta che qualcuno prova a smontarle nel nome della competitività economica.
E continuare a conoscere la natura che ci circonda. Perché si difende meglio ciò che si conosce e si ama. Le sponde del Po, i boschi del Ticino, le torbiere delle Prealpi lombarde: sono i nostri habitat da proteggere. La storia americana ci ricorda quanto possano essere vulnerabili.
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