Siccità sul Po: il grande fiume agonizza e il Piemonte chiede lo stato di emergenza
La siccità sul Po sta raggiungendo livelli critici: la portata del fiume è crollata del 75% rispetto ai valori storici e oltre cento comuni piemontesi hanno già emesso ordinanze restrittive sull’uso dell’acqua.
nn
La siccità sul Po: numeri che fanno paura
np>Lasiccità sul Poè ormai una crisi conclamata, e i dati non lasciano spazio all’ottimismo. Alla stazione di monitoraggio diIsola Sant’Antonio— uno dei punti di riferimento storici per misurare la salute del grande fiume — la portata media si è fermata a soli 62 metri cubi al secondo. Significa un deficit del 75% rispetto ai valori storici. Settantacinque per cento. Un numero che, detto così, sembra un’astrazione. Ma basta guardare le immagini scattate lungo le sponde torinesi per capire di cosa stiamo parlando davvero.
nn
Il Po, con la collina di Torino sullo sfondo e la sagoma del Monte dei Cappuccini come cornice, ha lasciato emergere decine di metri di letto fluviale.Isolotti coperti di erba e alghespuntano dall’acqua bassa verso il centro dell’alveo. Un paesaggio che chi conosce il Po fatica a riconoscere. E che racconta la scala della crisi meglio di qualsiasi grafico.
nn
Non è una sorpresa assoluta, per chi segue i temi ambientali. SuLaghi italiani sotto pressione: siccità, PFAS e inquinamento mettono in ginocchio i bacini lombardiavevamo già raccontato come l’intero sistema idrico del Nord Italia stesse cedendo sotto il peso combinato di siccità, inquinamento e cambiamenti climatici. Il Po è solo l’ultimo — e più visibile — capitolo di questa storia.
nn
Giugno da record: il caldo ha fatto il resto
nn
I datiArpa Piemonte, presentati al Tavolo regionale per l’emergenza idrica, tracciano un quadro preciso di come si è arrivati fin qui. Le precipitazioni di giugno sul bacino del Po si sono fermate a 62 millimetri: il 36% in meno rispetto alla media del periodo 1991-2020. Le risorse idriche superficiali risultano ridotte del 37%. E nella prima decade di luglio, la maggior parte delle sezioni idrometriche registra deficit superiori al 40%.
nn
A rendere tutto più grave ci ha pensato il calore.Giugno 2026 in Piemonte è stato di 3,5°C più caldo della media, un’anomalia che lo avvicina ai record del famigerato 2003. Non è un dato qualsiasi: temperature così alte accelerano l’evapotraspirazione, prosciugano i suoli, stressano la vegetazione. L’ondata di calore di fine maggio ha già fatto i danni suoi, e l’estate è appena cominciata.
nn
Il paradosso, amarissimo, è che la primavera sembrava promettente. Le piogge di aprile e maggio avevano fatto sperare in una stagione diversa. Poi l’estate ha ribaltato tutto nel giro di poche settimane.
nn
Oltre cento comuni con le ordinanze: la siccità sul Po colpisce anche il quotidiano
nn
Lasiccità sul Ponon è solo un problema per i fiumi e i campi. Sta cambiando la vita quotidiana di centinaia di migliaia di persone. Sono già oltre cento i comuni piemontesi che hanno adottatoordinanze restrittive sull’uso dell’acqua: 71 nell’Alessandrino, tra l’Ovadese e la Valle Bormida, più altri nel Torinese e nel Cuneese.
nn
Il divieto riguarda l’irrigazione di giardini e orti privati, il riempimento di piscine, il lavaggio delle auto. In diverse frazioni montane si è già passati alle autobotti. Non stiamo parlando di misure preventive o simboliche: sono risposte concrete a una scarsità d’acqua che si fa sentire anche ai rubinetti di casa.
nn
Il governatore del PiemonteAlberto Cirioha annunciato l’apertura di un tavolo conValle d’AostaeCanton Ticinoper ottenere maggiori forniture d’acqua a uso agricolo. E ha messo sul tavolo anche la possibilità di chiedere lostato di emergenza, se le condizioni meteorologiche non dovessero migliorare nelle prossime settimane.
nn
Coldiretti spinge per lo stato di emergenza
nn
Coldirettinon aspetta. L’organizzazione agricola ha già chiesto formalmente alla Regione Piemonte di attivare le procedure per il riconoscimento dello stato di emergenza nel settore agricolo. Una richiesta che porta con sé conseguenze pratiche precise: la possibilità di derogare al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico dei corsi d’acqua, strumenti emergenziali che consentono di redistribuire le poche risorse idriche disponibili verso i campi.
nn
Le campagne piemontesi soffrono. Mais, riso, foraggi: colture che dipendono dall’acqua in questa fase dell’anno si trovano in grave difficoltà. E il problema non è solo piemontese.
nn
Il legame con la Lombardia: un bacino condiviso sotto stress
nn
La Lombardia non è spettatrice passiva di questa crisi. Il Po nasce in Piemonte ma attraversa e raccoglie le acque di tutta la Pianura Padana:Ticino, Adda, Oglio, Mincioconfluiscono nel grande fiume portando con sé la salute idrica dell’intera regione. Quando il Po soffre in Piemonte, gli effetti si sentono anche in Lombardia, a cascata.
nn
Regione Lombardia aveva già aggiornato le deroghe al deflusso minimo vitale per proteggere l’agricoltura locale. A livello nazionale la situazione resta tesa, e la comunicazione tra le regioni del bacino padano diventa sempre più urgente. Non ci sono confini amministrativi per l’acqua.
nn
Su questo tema è utile anche il lavoro che viene fatto oltre confine:MountResilience, il Piemonte insegna all’Europa come gestire l’acqua in agricolturaracconta come proprio il Piemonte stia cercando soluzioni innovative per la gestione idrica, un percorso che diventa ancora più urgente davanti a questa emergenza. E il progetto finanziato con fondi europei che coinvolge anche la Lombardia è un segnale positivo in un quadro comunque preoccupante.
nn
Un fiume che cambia faccia: la siccità sul Po come specchio del clima
nn
C’è qualcosa di profondamente disturbante nell’immagine del Po che si trasforma in una distesa di alghe e sabbia. Il Po è il fiume simbolo dell’Italia del Nord, il cuore della pianura più produttiva d’Europa, il confine naturale e culturale di territori che si riconoscono anche attraverso lui.
nn
Vederlo così ridotto — con le sponde che avanzano, gli isolotti che emergono, le acque che si fanno stagnanti e verdi — è un colpo allo stomaco. Non solo ecologico, ma identitario. Le comunità che vivono lungo il Po, da Torino fino al delta in Emilia, guardano il fiume con occhi diversi quest’estate.
nn
L’anomalia termica di +3,5°Cnon è un numero astratto: è la differenza tra un fiume vivo e un fiume che ansima. E il 2003, l’anno della grande siccità che resta nella memoria collettiva come uno spartiacque, è ora un fantasma che torna a farsi sentire.
nn
Cosa succede adesso
nn
Le prossime settimane saranno decisive. Se le precipitazioni non torneranno in modo significativo, la richiesta dello stato di emergenza diventerà inevitabile. Le campagne attendono acqua. I comuni aspettano di capire quanto durerà la restrizione. Gli agricoltori guardano il cielo.
nn
Nel frattempo, lasiccità sul Poci ricorda una verità scomoda: il cambiamento climatico non è una questione astratta da rinviare alle prossime generazioni. È qui, adesso, in questo agosto che brucia prima di essere agosto, in questo fiume che non riesce più a scorrere come ha sempre fatto.
nn
E mentre si aspettano le piogge, restano le immagini: due persone sedute sulla sponda del Po a Torino, che guardano in silenzio quello che resta del grande fiume.
#SiccitàSulPo #EmergenzaIdrica #Piemonte #Lombardia #CambiamentoClimatico #Coldiretti #ArpaPiemonte #SiccitàEstiva #FiumePo #AcquaInPericolo