L’ultima marcita di Peschiera Borromeo: un tesoro agricolo che resiste al tempo
Oggi è rimasta una sola marcita e si trova tra le frazioni di Bettola e Bellingera; ha una superficie di 7 ettari e fa parte del fondo agricolo
Fino agli anni Settanta e Ottanta,Peschiera Borromeoera un comune a vocazione prettamente agricola. Cascine sparse, fontanili attivi, e soprattutto lemarcite: quei particolari prati irrigui che d’inverno rimanevano verdi e produttivi grazie a un sistema idraulico antico e ingegnoso. Oggi di tutto quel paesaggio è rimasta pochissima traccia. Ma c’è un’eccezione straordinaria:sette ettari di marcita ancora in piena attività, custoditi dalla famigliaChiappadellaCascina Monasteroloda oltre un secolo. Un patrimonio che non molti conoscono, eppure racconta molto di chi eravamo.
L’ultima marcita di Peschiera Borromeo: come funziona questo sistema medievale
L’idea alla base della marcita è semplice quanto geniale. Già intorno al1200 i monaci Cistercensiavevano capito che coprire il prato con un sottile velo d’acqua tiepida — proveniente dai fontanili, con temperatura quasi costante — impediva al terreno di gelare e permetteva all’erba di crescerequasi tutto l’anno. Il risultato? Fino asette o otto tagli di erba l’anno, una resa straordinaria per l’epoca. La struttura è divisa in «ali spioventi», con canali che portano l’acqua in cima e altri che raccolgono lo scolo in basso. Un sistema idraulico-agrario preciso, calibrato, quasi architettonico. La marcita di Peschiera è alimentata dalle acque delCavo Marocco, che arrivano dalNaviglio Martesanae, più a monte, dall’Addaa Trezzo.
Quattro campi storici e un futuro incerto
La marcita sopravvissuta è composta da quattro appezzamenti con nomi antichi e carichi di storia:«Marcita dieci ali»,«Prato fontana»,«Prato Bettola di sopra»e«Prato Bettola di sotto». Sono parole che sembrano uscite da un catasto del Settecento, e in un certo senso è proprio così. Mentre le tecniche agricole moderne hanno cancellato quasi ogni traccia di questo sistema nella pianura a sud di Milano, qui si è scelto di andare avanti nel rispetto della tradizione. Una scelta controcorrente, che merita attenzione. Scoprire questa storia significa anche capire meglio il territorio in cui viviamo, spesso trasformato così in fretta da non riuscire a ricordare com’era.
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