La voce dei popoli indigeni alla Cop17 per la biodiversità
Impegni per una tutela effettiva della natura
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I popoli indigeni sono custodi di una straordinaria biodiversità. Alla Cop17 di Yerevan, si chiedono diritti e risorse per proteggere il pianeta.
Le popolazioni indigene hanno un legame profondo con la terra e con la biodiversità, e il loro sapere si tramanda di generazione in generazione. Consapevoli dell’importanza delle risorse naturali, custodiscono conoscenze preziose su piante medicinali e sistemi di gestione dell’acqua. A Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre, si svolgerà la Cop17 delle Nazioni Unite sulla biodiversità, un’importante occasione per discutere la revisione dell’accordo globale Kunming-Montreal. Questo accordo, adottato nel 2022, ha l’obiettivo di fermare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, utilizzando 23 obiettivi, di cui uno molto importante è la protezione di almeno il 30% delle terre e delle acque entro la stessa data.
Nell’ambito di questa conferenza, uno dei temi più discussi sarà la finanza. Si dovrà fare chiarezza su come rendere operativo il Cali Fund, istituito per garantire che le grandi aziende che traggono profitto dalle informazioni genetiche digitali contribuiscano alla conservazione degli ecosistemi. Infatti, sebbene si parli di accesso libero ai database genetici per la ricerca, è altrettanto fondamentale riconoscere che la tutela delle specie richiede investimenti significativi: si stima che sia necessario un fondo annuale di circa 700 miliardi di dollari.
I diritti dei popoli indigeni
I popoli indigeni, come quello degliShipibo-Koniborappresentato da Lizardo Cauper Pezo, hanno richieste chiare. Non basta destinare fondi alla conservazione della biodiversità, è necessario che venga riconosciuto il loro diritto a essere parte integrante nei processi decisionali. Infatti, le multinazionali, spesso, attingono senza riconoscimenti le conoscenze ancestrali e i codici genetici delle specie. Cauper Pezo sottolinea che i popoli indigeni gestiscono territori ricchi di biodiversità e cultura, e per questo chiedono di essere coinvolti nelle politiche e nelle distribuzioni economiche legate alla biodiversità.
In Lombardia, il dibattito sulla biodiversità è particolarmente vivo, soprattutto in un momento in cui si parla tanto di sostenibilità e tutela degli ecosistemi. Gli eventi di sensibilizzazione, come quelli legati ai distretti del cibo e alla promozione di pratiche agroecologiche, devono trovare spazio anche per la voce dei custodi tradizionali della natura, i popoli indigeni. L’invito è quello di costruire un dialogo costruttivo e inclusivo, capace di accogliere anche le intuizioni di chi vive la terra con modalità profondamente integrate con l’ambiente.
La sfida della finanza e della gestione
Ritornando alla questione del financiamiento, il Cali Fund rappresenta uno strumento cruciale ma, ad oggi, ha raccolto solo 6mila dollari. Una cifra ridicola rispetto alle necessità globali. La sfida è chiara: le multinazionali del settore farmaceutico, cosmetico e altro devono rendersi conto che per ogni profitto ottenuto tramite le risorse naturali, deve esistere un ritorno destinato alla preservazione di tali risorse. Senza questa consapevolezza, la perdita di biodiversità continuerà a crescere, colpendo non solo le nazioni che beneficierebbero di una gestione sostenibile delle risorse, ma il pianeta intero.
Per affrontare questa crisi, è quindi fondamentale un approccio innovativo che non solo assicuri la conservazione, ma anche l’inclusione dei diritti dei popoli indigeni. Le comunità locali possono essere gli alleati più potenti nella lotta per la biodiversità, e riconoscere i loro diritti è il primo passo verso un futuro migliore.
La Cop17 è quindi non solo un incontro di delegati internazionali, ma una piattaforma per rafforzare legami e costruire strategie etiche e inclusive per la tutela della biodiversità. La sfida è grande, ma piantare i semi di un cambiamento che riconosca e rispetti chi ha segnato la storia della nostra terra è fondamentale. Sarà interessante vedere come questi eventi si tradurranno in azioni concrete e misurabili.
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