Girasoli a Peschiera Borromeo: quando un campo fiorito diventa una scoperta
Il fiore e i suoi segreti: dal sud-est milanese alle Americhe, una pianta che sorprende sempre
Un campo inaspettato lungo la vecchia Paullese
Chi percorre la vecchia Paullese, nei pressi del Cimitero di Mirazzano aPeschiera Borromeo, qualche anno fa si è trovato davanti a uno spettacolo inatteso: un intero campo di girasoli in piena fioritura. Una visione rara da queste parti, visto che erano passatiquasi trent’annidall’ultima volta che si vedeva una coltivazione del genere in zona. A immortalare quella sorpresa è statoWalter Ferrari, che non si è limitato a fotografare e filmare i fiori, ma ha anche cercato di capire chi ci fosse dietro quella semina. La risposta è arrivata dall’Azienda Agricola dei F.lli Ernesto e Costante Marazzidi Lucino di Rodano, che per la prima volta aveva deciso di puntare sul girasole su ben tredici ettari tra Peschiera Borromeo e Lucino. Il motivo? Semplice: quel terreno tra la vecchia e la nuova Paullesenon è irrigabile, e il girasole è una pianta che di acqua ne chiede poca.
Il girasole comune: molto più di un fiore giallo
Ilgirasole comune(Helianthus annuus) è una di quelle piante che tutti credono di conoscere, ma che riserva sempre qualche sorpresa. Il nome del genere viene dal greco:«helios», sole, e«anthos», fiore. Un nome che racconta già tutto: questa piantasegue il sole, girando il capolino durante la giornata verso la luce. In Italia il fusto arriva di solito a circa due metri di altezza, ma nei paesi d’origine —Sud e Nord America— può superare tranquillamente i tre o quattro metri. Una differenza notevole, che dipende dal clima e dalle condizioni del terreno. E poi c’è un altro dettaglio che stupisce: quello che tutti chiamiamo «fiore» in realtànon è un singolo fiore. Si chiama capolino, ed è un’infiorescenza composta da decine e decine di piccoli fiori, fino a centocinquanta o anche di più, di colore arancio scuro. I petali gialli che vediamo tutt’intorno sono invece i fiori esterni, quelli nastriformi che formano la corolla.
Dal campo all’olio, passando per Van Gogh e Sophia Loren
I girasoli coltivati dalla famiglia Marazzi a fine agosto erano già pronti per la raccolta: i semi, ormai maturi, sarebbero stati destinati allaproduzione di olio alimentaree a mangimi per uccelli e roditori. Un utilizzo concreto, legato alla terra e all’economia agricola del territorio. Ma il girasole ha ispirato anche ben altro:Vincent Van Goghli dipinse in una celebre serie di oli su tela tra il 1887 e il 1889, eVittorio De Sicanel 1970 li usò come simbolo nel film«I Girasoli», conSophia LoreneMarcello Mastroianni. Un fiore che parla di campagna, di arte, di cinema — e che, almeno per qualche stagione, ha colorato di giallo anche le strade del sud-est milanese.
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