Giornata europea dei parchi: le Oasi WWF compiono 60 anni e diventano sistema
Il 24 maggio si celebra la Giornata Europea dei Parchi e il WWF rilancia il ruolo delle sue Oasi come motore del sistema delle aree protette italiane. Sessant’anni di storia, un contest fotografico e un obiettivo ambizioso: proteggere il 30% del territorio entro il 2030.
Giornata europea dei parchi: sessant’anni di Oasi WWF che hanno cambiato l’Italia
Il 24 maggio torna laGiornata Europea dei Parchi, e quest’anno l’appuntamento ha un sapore speciale. IlWWF Italiafesteggia i 60 anni delle sue Oasi con una riflessione che va dritta al cuore della questione ambientale: come piccole isole di tutela, sparse in tutta la penisola, abbiano contribuito a costruire un sistema di protezione della natura che oggi è tra i più articolati d’Europa. La Giornata europea dei parchi diventa così l’occasione perfetta per fare il punto su un percorso lungo sei decenni, ancora in corso e per nulla scontato.
Il tema è tutt’altro che astratto. Per chi vive inLombardia— terra di Parco del Ticino, di Adda Nord, di Orobie e di corridoi ecologici faticosamente costruiti negli anni — il racconto delle Oasi come laboratori di conservazione che anticipano i grandi parchi suona familiare. È esattamente il modello che anche il nostro territorio conosce bene: prima arriva la tutela puntuale, poi si allarga la visione.
Dal seme al bosco: come le Oasi WWF hanno generato i grandi parchi nazionali
Il WWF ha pubblicato un nuovo capitolo del suo report«Effetto Oasi», dedicato proprio al passaggio«dalle Oasi ai Parchi». Il documento racconta storie concrete, non teorie astratte. Storie in cui un’area protetta di dimensioni contenute ha fatto da apripista a qualcosa di molto più grande.
Prendiamo l’Oasi di Lama dei Peligni, in Abruzzo. Qui il lavoro del WWF ha contribuito in modo determinante al ritorno delcamoscio appenninico, una specie che rischiava di scomparire dal centro Italia. Quell’esperienza ha preparato il terreno — scientificamente e culturalmente — per l’istituzione delParco Nazionale della Maiella. Stesso schema per l’Oasi Lago di Penne, oggi Riserva regionale, che funge da presidio nel sistema del Gran Sasso.
Ancora più a sud, in Campania, leOasi delle Gole del Caloree leGrotte del Bussento di Morigeratihanno giocato un ruolo decisivo nella tutela della lontra e nella nascita delParco Nazionale del Cilento. InSardegna, l’esperienza diMonte Arcosuha posto le basi per proteggere il cervo sardo e ha contribuito allo sviluppo del Parco di Gutturu Mannu, mentre l’Oasi di Turr’e Seu ha aperto la strada all’Area Marina Protetta del Sinis – Mal di Ventre.
Ma la storia più emblematica, quella che meglio racconta il potere della pazienza e della visione condivisa, arriva dalMolise. L’Oasi di Guardiaregia-Campochiaro, nata nel 1997 grazie all’impegno di volontari e comunità locali, è diventata Riserva regionale e ha contribuito all’istituzione delParco Nazionale del Matese, finalmente avviato nel 2025 su una superficie di circa 88.000 ettari. Quasi trent’anni di lavoro. Un risultato che dimostra come la tutela ambientale non sia mai uno sprint, ma una maratona.
L’Oasi Ghirardi si allarga: buone notizie dall’Appennino parmense
Proprio in questi giorni arriva una notizia concreta che si inserisce perfettamente nel racconto della Giornata europea dei parchi: è ufficiale l’ampliamento dell’Oasi Ghirardi, sull’Appennino parmense. Un passo avanti reale, non una dichiarazione di principio. Un’area che cresce, che consolida la sua funzione di corridoio ecologico tra pianura padana e zone montane, con benefici diretti per la fauna e la flora appenniniche.
Per i lettori lombardi è un segnale importante. La pianura padana e le sue propaggini montuose sono un ecosistema interconnesso: ciò che succede sull’Appennino parmense non è distante dalla realtà di chi abita le province di Lodi, Pavia o Cremona. La salute di quei boschi e di quei crinali influenza la qualità dell’aria, la regolazione delle acque e la sopravvivenza di specie che attraversano i confini regionali senza passaporto.
Su questi temi, vale la pena leggere ancheFinanza e biodiversità: perché le banche devono proteggere la natura (e come possono farlo), un approfondimento che aiuta a capire come la tutela degli ecosistemi sia sempre più intrecciata con le scelte economiche di chi controlla i capitali.
Il contest fotografico per i 60 anni delle Oasi: premiazione a Roma in autunno
LaGiornata europea dei parchicoincide anche con il lancio di qualcosa di nuovo e coinvolgente: il primocontest fotografico dedicato alle Oasi WWF. Un’iniziativa che punta a far emergere la bellezza nascosta delle aree protette italiane attraverso gli occhi di chi le frequenta — fotografi professionisti, appassionati, escursionisti, famiglie.
La premiazione è prevista a Roma in autunno. Ma il bello di un contest fotografico è che il viaggio comincia adesso, con le persone che tornano nelle Oasi con uno sguardo diverso: più attento, più curioso, più consapevole. È un modo intelligente per costruire un legame emotivo tra le comunità e i territori protetti. Perché senza quel legame, anche la migliore legge di tutela resta lettera morta.
In Lombardia di occasioni per fotografare la natura non mancano. DalParco del Ticinoalle zone umide della Brianza, dai boschi della Valtellina alle garzaie della Lomellina: chi ha la macchina fotografica in mano sa già dove guardare. E chi non ce l’ha, forse è il momento di iniziare.
L’obiettivo 30×30: proteggere il 30% di terra e mare entro il 2030
Dietro le celebrazioni e il contest c’è un obiettivo concreto e urgente. Il WWF punta a tutelare almeno il30% del territorio italiano — a terra e a mare — entro il 2030. Non è un numero scelto a caso: è il traguardo fissato dall’accordo globale sulla biodiversità siglato a Kunming-Montreal nel 2022, che l’Italia ha sottoscritto.
Oggi siamo ancora lontani da quella soglia. Le aree protette italiane coprono circa il 21% del territorio terrestre e meno del 13% di quello marino. Il gap è significativo. E il tempo stringe.
La strategia del WWF è chiara: non aspettare che la politica istituisca nuovi parchi dall’alto, ma dimostrare — Oasi dopo Oasi, come ha fatto in 60 anni — che la tutela funziona, che porta risultati tangibili per la fauna, per la flora, per le comunità locali. E che da piccoli presidi di protezione possono nascere sistemi più ampi e strutturati.
È una lezione che vale anche per la Lombardia, dove la pressione antropica sul territorio è tra le più intense d’Italia. Qui ogni ettaro di natura protetta conta doppio. E ogni Oasi, anche piccola, può diventare il seme di qualcosa di più grande.
Giornata europea dei parchi: perché il 24 maggio è una data da segnare
LaGiornata Europea dei Parchinasce per ricordare la fondazione, il 24 maggio 1909, dei primi parchi nazionali europei in Svezia. Da allora, il concetto di area protetta ha radicalmente cambiato la gestione del territorio in tutto il continente. Oggi quella data è un promemoria annuale: la natura non si tutela per decreto, si tutela con lavoro costante, scienza, partecipazione civica e — spesso — ostinazione.
Il WWF ha costruito la sua storia italiana su quel mix di ingredienti. Sessant’anni di Oasi lo dimostrano. E il racconto dell’«Effetto Oasi»— con le sue storie di camosci tornati sulle montagne, di lontre che nuotano di nuovo nei fiumi, di cervi sardi che ripopolano le foreste — è la prova più concreta che quella strategia funziona.
Per restare aggiornati sulle iniziative legate alla biodiversità e alla tutela del territorio, è utile seguire anche La strada Pandina: 18 chilometri di storia da Melegnano a Pandino, un racconto che intreccia natura, storia e territorio del sud est milanese in modo sorprendente.
Il 24 maggio segnatelo in agenda. Non solo per le celebrazioni, ma per ricordarsi che la natura protetta non è un lusso. È una necessità. E che ogni Oasi — dall’Appennino alle Alpi, dalla Pianura Padana alle coste — è un pezzo di futuro che qualcuno ha avuto la lungimiranza di mettere al sicuro.
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