Frutti spontanei dell’autunno: il bosco si fa dispensa
Quello che la natura offre (e noi abbiamo dimenticato)
Il bosco d’autunno è una dispensa a cielo aperto
Settembre e ottobre trasformano i boschi della pianura lombarda e delle nostre valli in qualcosa di straordinario. Tra le foglie che cambiano colore spuntanocorniole,prugnole,nocciole,castagne,nespolee i piccoli frutti rossi delbiancospino. È la stagione deifrutti spontanei dell’autunno, quella che nel ciclo naturale chiude il cerchio: dopo i fiori della primavera e lo sviluppo estivo, arriva il momento del raccolto. Un raccolto che non costa nulla, ma richiede conoscenza — e un pizzico di attenzione, perché non tutto ciò che brilla è commestibile.
Attenzione: non tutti i frutti selvatici sono amici
Qui sta il punto delicato. Ifrutti spontanei dell’autunnosono un po’ come i funghi: alcuni ottimi, altri discreti, molti immangiabili e qualcunopericolosamente velenoso. I frutti neri dellabelladonna, per esempio, sono dolciastri e traditori. Quelli rossi delfior di stecco, grossi come una ciliegia, possono essere mortali. Ecco perché non basta l’entusiasmo: serve sapere cosa si raccoglie. Detto questo, chi conosce il territorio porta a casa tesori veri — e non parliamo solo di cibo.L’olivello spinoso, poco conosciuto da queste parti, contiene quattro volte la vitamina C del limone. Mica male per una bacca selvatica.
Gli animali lo sanno già — noi stiamo dimenticando
Scoiattoli, ghiri, ricci, tordi, merli, storni: il bosco autunnale è una mensa aperta per tutta la fauna locale.Walter Ferrari, naturalista e fondatore dell’Associazione Naturalista Carengione, lo spiega con chiarezza: ogni specie ha i suoi frutti preferiti, e molti semi germogliano meglio proprio dopo essere passati nello stomaco di un uccello. La natura ha i suoi meccanismi, e funzionano bene — quando l’uomo li lascia funzionare. Il problema è che le siepi spinose a bordo campo, un tempo rifugio e fonte di cibo per decine di specie, vengono estirpate perché«fanno ombra e non rendono». E nei rimboschimenti si piantano solo conifere, che per la fauna selvatica valgono poco o niente. Un racconto che parla di natura, ma anche di noi.
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