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    EPR Tessili: Un Passo Necessario Verso la Responsabilità Globale

    EPR Tessili: Un Passo Necessario Verso la Responsabilità Globale

    L’Unione Europea lavora su una responsabilità estesa per il tessile, ma la sfida resta globale.

    Sommario iniziale di 2-3 righe

    L’Unione Europea sta per implementare nuovi schemi di responsabilità estesa del produttore (EPR) per il settore tessile, ma una questione cruciale è ancora aperta: cosa succede ai vestiti esportati fuori dai confini europei? Una risposta si cerca nell’idea di una responsabilità globale dei produttori.

    Ultimamente, l’Europa ha intensificato gli sforzi per adottare la responsabilità estesa del produttore (EPR) nel settore del tessile. Gli obiettivi sono chiari: promuovere il riutilizzo e il riciclo dei vestiti, garantendo che i produttori si facciano carico dei costi legati alla gestione dei rifiuti. Tuttavia, molto rimane da chiarire, in particolare quando si parla di abbigliamento che viaggia lontano dai confini dell’Unione Europea verso Paesi in Africa e Asia. Ogni anno, infatti, tonnellate di vestiti – alcuni dei quali non sono riutilizzabili – vengono esportati, ma il costo della loro gestione e smaltimento improvvisamente non ricade più sui produttori europei.

    Il paradosso della trasparenza nell’EPR

    Secondo un rapporto realizzato daEunomiaper ilEuropean Environmental Bureau(EEB), il sistema EPR attuale è concepito per operare a livello nazionale, mentre il flusso di vestiti usati attraversa diversi confini. Questo crea un paradosso: da un lato, i produttori contribuiscono finanziariamente per gestire la fine vita dei prodotti, dall’altro, quando i capi varcano la frontiera, tale responsabilità cessa. E così, oneri pesanti come la raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti ricadono sui Paesi importatori, privi di un sistema EPR analogamente strutturato.

    A tal proposito, i dati sono eloquenti: tra il 2005 e il 2023, le esportazioni di tessili usati dall’Europa sono più che raddoppiate, raggiungendo 1,37 milioni di tonnellate, di cui una quota significativa è diretta verso l’Africa e l’Asia. Qui, molte di queste risorse si trasformano in rifiuti, mentre i costi di gestione ricadono su amministrazioni locali e comunità, aggravando una situazione già complessa. In un certo senso, si traduce in un sistema iniquo, in contraddizione con il principio del “chi inquina paga”.

    Verso una Global EPR: un passo obbligato?

    La proposta di estendere l’EPR a livello globale si fa sempre più concreta. Se i produttori europei continuassero a finanziare la gestione dei rifiuti, anche i capi esportati avrebbero un costo di fine vita che dovrebbe seguire il prodotto, garantendo una responsabilità condivisa. Il progetto di una “Global EPR” avanza come una soluzione possibile per garantire che i costi non finiscano sempre sulle spalle di Paesi che non hanno gli stessi mezzi per gestire le conseguenze ambientali e sociali dei rifiuti tessili. Il rapporto EEB auspica che, con la revisione della direttiva sui rifiuti, gli Stati membri implementino un sistema EPR anche per le calzature entro il 2028, ma sarà cruciale che questa responsabilità sia ben definita e che travalichi i confini nazionali.

    Per il Sud Est Milano, questo tema è di particolare rilevanza, dato che il territorio è caratterizzato da una forte presenza del settore tessile. Le iniziative locali – come quelle che si muovono nell’ambito della sostenibilità e della circolarità – potrebbero beneficiare di una riorganizzazione che prevede una responsabilità condivisa e globale. È un’opportunità per affrontare le sfide ambientali ma anche per migliorare le condizioni di lavoro nei Paesi destinatari dei tessili usati.

    Impatto sui territori e sulle filiere

    In un contesto in cui le filiere corte e l’economia circolare stanno prendendo piede anche in Lombardia, l’implementazione di un nuovo schema di EPR potrebbe portare a una maggiore coesione tra le produzioni locali e la gestione a fine vita dei prodotti tessili. Non solo si tratterebbe di un cambiamento necessario per l’ambiente, ma si potrebbe anche sviluppareun modello di business etico e responsabile. Le imprese locali, collaborando con i produttori di fune vita e i paesi del sud del mondo, possono creare delle relazioni commerciali sostenibili, contribuendo alla crescita di un’economia più equa e circolare.

    Il tempo per agire è adesso: il settore tessile può e deve rinnovarsi, non solo per rispondere a pionieri, ma anche per gettare le basi di un sistema in grado di soddisfare le esigenze locali e globali. L’EPR globale potrebbe non solo gestire la responsabilità, ma anche garantire che la moda sostenibile non sia solo un’idea, ma una realtà concreta.

    Il lavoro in questo settore potrebbe dunque rivestire un ruolo fondamentale, e per le aziende milanesi e lombarde è una vera opportunità per attrarre investimenti e creare un nuovo modello economico che punti alla sostenibilità e alla responsabilità globale.

    In conclusione, la strada verso una vera responsabilità estesa del produttore è lunga ma necessaria. La Lombardia, con le sue tradizioni industriali e il suo slancio verso l’innovazione sostenibile, ha già un piede nel futuro.

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