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    COP17 sulla biodiversità: L’accordo di Yerevan e le sfide future

    COP17 sulla biodiversità: L’accordo di Yerevan e le sfide future

    Obiettivi al 2030 per la protezione della natura a rischio senza finanziamenti adeguati

    Sommario iniziale di 2-3 righe

    La COP17 sulla biodiversità si è conclusa a Yerevan con risultati importanti, ma con molte sfide ancora aperte. Gli impegni dei governi per la protezione degli ecosistemi sono concreti, ma la mancanza di finanziamenti e l’attuazione rimangono punti critici.

    La COP17, svoltasi a Yerevan il 31 ottobre, ha visto i rappresentanti dei governi di tutto il mondo approvare un importante accordo per accelerare gli obiettivi di protezione della biodiversità da qui al 2030. Tuttavia, diversi fattori restano irrisolti, come la questione cruciale dei finanziamenti. Questo incontro arriva a quattro anni dall’adozione del Quadro globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal, un accordo che ha visto quasi 200 paesi unirsi per fermare la perdita di biodiversità entro il 2030. Ma a Yerevan è emerso chiaramente che il percorso da seguire è ancora lungo.

    I dati presentati durante la conferenza sono allarmanti: la revisione globale dei progressi ha rivelato che siamo distanti dal raggiungere la maggior parte dei 23 obiettivi stabiliti. Di questi, 22 sono in ritardo, incluso quello fondamentale di proteggere almeno il 30% delle terre e dei mari, ripristinare gli ecosistemi degradati e diminuire gli incentivi economici dannosi per la natura. Il presidente della COP17,Hambardzum Matevosyan, ha affermato che il nuovo percorso, lo “Yerevan Pathway”, rappresenta la determinazione collettiva per affrontare una delle sfide più gravi del nostro tempo, richiamando l’attenzione sull’urgenza dell’azione.

    Un piano senza dettagli

    Il passo principale preso durante la conferenza è stato l’adottare lo Yerevan Pathway, un documento che invita i paesi a migliorare le loro politiche nazionali per affrontare le cause della perdita di biodiversità. Questo documento, purtroppo, è più una linea guida che un piano d’azione dettagliato. Non sono previsti obblighi vincolanti, il che aumenta il rischio che il divario tra gli impegni e la loro effettiva attuazione rimanga ampio.

    Nel complesso, quasi 50 decisioni sono state adottate durante la conferenza, riguardanti argomenti cruciali come la conservazione, il monitoraggio scientifico, la mobilitazione delle risorse e la partecipazione delle comunità locali. Tra i risultati, l’Italia ha aderito alFungal Conservation Pledge, un’iniziativa internazionale per la tutela dei funghi, portando a 17 il numero dei paesi firmatari. Questo rappresenta un passo importante per integrare specie spesso trascurate nelle politiche di biodiversità.

    Le sfide italiane in Lombardia

    In Lombardia, dove la biodiversità è sotto pressione a causa della crescente urbanizzazione e trasformazione del territorio, la fiducia nell’attuazione degli obiettivi di protezione è fondamentale. L’adesione a misure internazionali come queste può aiutare a mobilitare risorse sia locali che nazionali. Le comunità locali possono svolgere un ruolo cruciale anche qui, promuovendo pratiche agricole sostenibili e collaborando nella gestione di aree verdi.

    La situazione climatica e ambientale della Lombardia richiede attenzione particolare, con indicatori che mostrano una diminuzione della biodiversità e un forte consumo di suolo negli ultimi anni. L’attenzione va rivolta non solo alla protezione degli spazi già presenti, ma anche alle azioni di ripristino degli habitat degradati, una pratica sempre più urgente. Effetti negativi sul territorio possono derivare da politiche che non considerano il benessere degli ecosistemi e la qualità della vita delle persone.

    Cos’è emerso dalla conferenza

    Nonostante le difficoltà, la svolta da Yerevan offre un’opportunità di riflessione e azione. Le scelte fatte nei prossimi mesi e anni dai governi e dalle istituzioni locali come quelle lombarde saranno fondamentali. Le politiche dovranno puntare su un’integrazione della sostenibilità sia nelle strategie economiche che urbanistiche, per garantire che l’impegno maggiore verso la biodiversità non rimanga solo sulla carta.

    La sfida ora è continuare a lavorare per rendere reali questi obiettivi e attrarre finanziamenti che possano supportare le iniziative locali. Solo così si potrà sperare di vedervi progredire il sogno di un’umanità che vive in equilibrio con la natura.

    In conclusione, il futuro della biodiversità dipende dalla nostra capacità di agire in modo coeso, senza trascurare le comunità locali e collettivamente lavorare per una crescita sostenibile non solo a livello globale, ma anche a livello regionale e locale, come in Lombardia.

    #biodiversità #COP17 #sostenibilità #Lombardia #YerevanPathway #protezione #finanziamenti #ambiente #agricoltura #comunità

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