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    Batteri che Nutrimento: La Rivoluzione Verde della Ricerca Brasiliana

    Batteri che Nutrimento: La Rivoluzione Verde della Ricerca Brasiliana

    Come la microbiologa Mariangela Hungria sta cambiando l'agricoltura

    Sommario: Innovazione e sostenibilità sono le parole chiave della ricerca di Mariangela Hungria, che ha dedicato 40 anni allo studio di batteri capaci di sostituire i fertilizzanti chimici. I risultati dimostrano che la natura offre soluzioni preziose per l’agricoltura moderna.

    Negli ultimi decenni ci hanno insegnato che senza fertilizzanti chimici l’agricoltura moderna è destinata a fallire. Ma cosa accadrebbe se la risposta fosse già sotto i nostri piedi? La storia diMariangela Hungria, una microbiologa brasiliana, inizia proprio da questa riflessione. Da oltre quarant’anni, Hungria si occupa di fissazione biologica dell’azoto, un processo naturale che permette alle piante di nutrirsi autonomamente, senza dover ricorrere ai fertilizzanti sintetici, e che oggi le è valso il prestigiosoWorld Food Prize, un riconoscimento considerato il “Nobel dell’agricoltura”.

    Ma come funziona esattamente la fissazione biologica? L’azoto è cruciale per la crescita vegetale, ma quello presente nell’aria non può essere utilizzato direttamente dalle piante. Da decenni, l’agricoltura industriale utilizza fertilizzanti azotati di sintesi, la cui produzione richiede enormi quantità di energia e combustibili fossili. Qui entrano in gioco alcuni batteri del suolo, comeBradyrhizobiumeAzospirillum, in grado di creare una simbiosi con le radici delle piante, trasformando l’azoto atmosferico in una forma utilizzabile. I microrganismi trovano rifugio in piccoli noduli sulle radici e, in cambio, forniscono nutrimento alle piante. Una simbiosi perfetta che la natura ha perfezionato molto prima dell’arrivo dei fertilizzanti chimici.

    Applicazione su Larga Scala

    La carriera di Hungria pressoEmbrapa Sojaha portato allo sviluppo di inoculanti microbici capaci di rendere il processo di fissazione dell’azoto affidabile su scala industriale. Questo ha portato a una riduzione significativa dell’uso di fertilizzanti chimici, con un abbattimento dei costi per gli agricoltori e anche delle emissioni di gas serra. E non ci si riferisce solo ai benefici economici: l’uso di fertilizzanti azotati è responsabile anche del rilascio di protossido di azoto, un gas che incide profondamente sulla crisi climatica. Ridurne l’uso equivale a battere il monster della crisi ambientale.

    In Brasile, per esempio, il modello di Hungria si applica a oltre 40 milioni di ettari di terreno, principalmente per la coltivazione della soia. È un cambiamento notevole: mentre negli Anni Ottanta il Brasile produceva circa 15 milioni di tonnellate di soia, oggi il numero è balzato a oltre 170 milioni, senza esaurire l’uso di pesticidi e fertilizzanti, ma grazie proprio alla diffusione della fissazione biologica dell’azoto.

    Sostenibilità e Produttività Possono Andare di Pari Passo

    Questa situazione dimostra che sostenibilità e produttività possono percorrere la stessa strada, a patto che ci sia un investimento concreto nella ricerca pubblica e nella scienza del suolo. Il caso della Hungria ispira non soltanto in Brasile, ma rappresenta un insegnamento per tutti noi qui in Lombardia e nel Sud Est Milano, dove lo sviluppo di pratiche agricole più sostenibili è fondamentale per il nostro ambiente e per la salute delle future generazioni.

    Le esperienze come quella di Mariangela Hungria possono diventare stimolo per rivedere i metodi di coltivazione anche nei campi lombardi, dove il settore agroalimentare racconta storie di tradizioni, sfide contemporanee e nuove frontiere da esplorare. La transizione ecologica non è solo possibile, ma già in atto.

    È il momento di guardare sotto i nostri piedi e riconoscere il valore dei piccoli alleati invisibili, perché il futuro dell’agricoltura potrebbe dipendere proprio da loro.

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