Zanzara tigre, addio agli insetticidi: arriva la tecnica dell’insetto incompatibile
L'ENEA ha completato la prima sperimentazione europea su larga scala: maschi sterili rilasciati nell'ambiente abbattono dell'88% la capacità riproduttiva dell'Aedes albopictus
L’ENEA ha testato in Italia la Tecnica dell’Insetto Incompatibile su larga scala: i risultati sono straordinari, con una riduzione dell’88% delle uova fertili. Un approccio biologico che non usa chimica, non danneggia altri insetti e potrebbe rivoluzionare la lotta alla zanzara tigre nelle città lombarde e in tutta Europa.
Chi vive nelle aree urbane e periurbane della Pianura Padana sa bene di cosa si parla: lazanzara tigreè diventata una presenza fissa delle estati lombarde, dal Sud Est Milano fino alle porte di Bergamo. La lotta alla zanzara tigre è ogni anno una corsa contro il tempo, tra trattamenti nei tombini, campagne comunali e disinfestazioni che lasciano strascichi chimici nell’ambiente. Ma qualcosa sta cambiando. L’ENEAha portato a termine la prima sperimentazione europea su larga scala di una strategia completamente biologica, e i numeri parlano chiaro.
La tecnica si chiamaIIT— Incompatible Insect Technique, ovvero Tecnica dell’Insetto Incompatibile — e i test realizzati presso il Centro Ricerche Casaccia, alle porte di Roma, hanno ridotto dell’88% la capacità della popolazione di zanzara tigre di produrre uova fertili capaci di superare l’inverno. Un risultato che, se confermato su scala urbana, potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui comuni e cittadini affrontano il problema ogni estate.
Wolbachia, il batterio che rende sterili le uova
Il meccanismo alla base della tecnica è elegante nella sua semplicità. Tutto ruota attorno aWolbachia, un batterio naturalmente presente in moltissimi insetti — si stima che infetti oltre il 60% delle specie di artropodi — e del tutto innocuo per l’uomo e per gli ecosistemi. I ricercatori dell’ENEA manipolano la simbiosi tra questo batterio e l’Aedes albopictus— nome scientifico della zanzara tigre — ottenendo maschi che risultano riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche presenti in natura.
Quando uno di questi maschi si accoppia con una femmina selvatica, tutte le uova prodotte sono sterili. Non nascono larve, il ciclo si interrompe. Inoltre, è importante ricordarlo: solo le femmine pungono. I maschi si nutrono esclusivamente di nettare e sostanze zuccherine. Quindi rilasciare milioni di maschi incompatibili nell’ambiente non comporta nessun rischio aggiuntivo per le persone. Zero punture in più, zero sostanze chimiche disperse.
In Lombardia, questa prospettiva è particolarmente rilevante. La zanzara tigre si è diffusa rapidamente nei centri urbani e nelle aree agricole periurbane, proprio quelle dove la biodiversità è più fragile e dove gli insetticidi pesano di più. Pensiamo alle aree attorno ai fontanili del Sud Est Milano, agli orti urbani, ai parchi naturali: ambienti in cui qualsiasi trattamento chimico rischia di colpire ben più della sola zanzara tigre. Come ricordato in un approfondimento sullastrage di api in Sardegna e la risposta delle comunità rurali, l’uso indiscriminato di prodotti chimici in agricoltura e nella gestione del verde ha già dimostrato conseguenze devastanti sugli impollinatori. La IIT va esattamente nella direzione opposta.
Selettività e rispetto della biodiversità
Uno degli aspetti più interessanti della Tecnica dell’Insetto Incompatibile è la sua selettività assoluta. I maschi incompatibili cercano soltanto femmine della propria specie: l’Aedes albopictus. Non interferiscono con altre zanzare, non toccano altri insetti utili come api, bombi o sirfidi, non alterano le catene trofiche locali. In pratica, si sfrutta un processo biologico già presente in natura, semplicemente amplificandolo in modo controllato.
Questo aspetto è fondamentale dal punto di vista ecologico. Inoltre, a differenza della tecnica dell’insetto sterile — che prevede irradiazione e può produrre effetti collaterali — la IIT non introduce organismi geneticamente modificati nell’ambiente. Nessun OGM, nessuna sostanza estranea: solo un batterio già presente ovunque intorno a noi, usato in modo intelligente.
Dal punto di vista della salute pubblica, poi, la posta in gioco è alta. La zanzara tigre non è soltanto un fastidio estivo: è un potenziale vettore di dengue, chikungunya e virus Zika, malattie che fino a qualche anno fa sembravano confinate ai tropici. Invece, complice il cambiamento climatico che allunga le stagioni calde e spinge verso nord le specie invasive, in Europa si registrano casi autoctoni con frequenza sempre maggiore. In Italia, le estati degli ultimi anni hanno già visto focolai locali di dengue e chikungunya nel Nord del paese. Ridurre la densità di popolazione della zanzara tigre significa quindi ridurre direttamente il rischio di trasmissione di queste patologie.
Risultati della sperimentazione ENEA
I dati raccolti dal team del Centro Ricerche Casaccia sono stati ottenuti confrontando un’area trattata con rilasci di maschi incompatibili e un’area di controllo, non trattata. Il risultato — meno 88% di uova fertili diapausanti, cioè in grado di sopravvivere all’inverno — è un indicatore particolarmente significativo. Non si misura solo la riduzione nell’immediato, ma la capacità della popolazione di ricostituirsi nella stagione successiva. In pratica, si colpisce la continuità generazionale dell’insetto.
Tuttavia, va detto che siamo ancora in una fase sperimentale. Passare da un’area controllata a un contesto urbano complesso — con traffico, verde frammentato, movimentazione di persone e merci — richiede ulteriori verifiche. I ricercatori dell’ENEA sottolineano che la tecnica funziona bene quando i rilasci sono sufficientemente numerosi e frequenti, e quando l’area trattata è sufficientemente isolata da non essere continuamente reinfestata dall’esterno. Nelle città lombarde, con la loro densità abitativa e la connettività tra comuni, questo aspetto logistico sarà una delle sfide principali da affrontare.
Di conseguenza, l’auspicio è che i risultati ottenuti spingano verso programmi pilota a scala comunale o intercomunale, magari partendo proprio da quei contesti in cui la pressione della zanzara tigre è più alta e la sensibilità ambientale più matura. Il Sud Est Milano, con le sue realtà di Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, Paullo e i comuni della Martesana, sarebbe un terreno ideale per un progetto del genere. Non a caso, in questa area la gestione del verde urbano e la tutela della biodiversità sono già al centro di iniziative locali di rilievo, come dimostrato dall’attenzione per le oasi naturali e i fontanili del territorio. Su questi temi, anche 7giorni.info ha di recente raccontato come il WWF abbia aperto le porte della nuova Oasi Maresco Pontile a San Giuliano Milanese, segno di una comunità che guarda con attenzione alla qualità degli ecosistemi locali.
Prospettive per le città lombarde
In parallelo alla sperimentazione biologica, restano fondamentali le buone pratiche di prevenzione che ogni cittadino può adottare: eliminare i ristagni d’acqua nei sottovasi, nelle grondaie e nei secchi abbandonati, collaborare con i Comuni nelle campagne di trattamento larvicida nei tombini, segnalare focolai. Queste azioni non perderanno mai di importanza, anche se la IIT dovesse affermarsi come strumento ordinario.
Tuttavia, la prospettiva di poter ridurre drasticamente le popolazioni di zanzara tigre senza ricorrere a insetticidi è una svolta che merita attenzione e investimento. Per i Comuni lombardi, spesso alle prese con budget limitati e pressioni dei cittadini durante i mesi estivi, avere a disposizione uno strumento biologico efficace e selettivo sarebbe una risorsa preziosa. Inoltre, in un’epoca in cui le politiche ambientali regionali puntano sempre di più sulla tutela della biodiversità — dai bandi per i laghi alle oasi naturali — integrare la lotta alla zanzara tigre in una visione ecosistemica più ampia è non solo possibile, ma necessario.
I prossimi anni ci diranno se la Tecnica dell’Insetto Incompatibile riuscirà a fare il salto di scala. Per ora, i dati dell’ENEA sono un ottimo punto di partenza. E in Lombardia, dove ogni estate milioni di persone combattono la stessa battaglia sul balcone di casa, c’è tanta voglia di soluzioni nuove.
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